antica stazione al bersagliere boretto

testimonianze

Il Capostazione e la Maria Moretti – Al Bersagliere di Boretto

Ci sono legami che resistono anche alla scomparsa di una persona cara, amicizie che neanche il tempo riesce a logorare, come quella di Paolo Cardo e sua moglie con la signora Maria Moretti, l’ex proprietaria della storica locanda Al Bersagliere” di Boretto

L’ex Capotreno della Stazione di Boretto ha vissuto per 30 anni, con la sua famiglia, proprio accanto al Bersagliere: 19 di questi, passati ad aiutare l’ex proprietaria dell’albergo, nelle varie mansioni giornaliere. C’era chi rassettava le camere, chi suonava, chi l’aiutava a fare i capeletti e chi il vino….

“Essendoci trasferiti da Guastalla, non avevamo amicizie in paese, e quindi la prima con cui legammo di più fu ovviamente la nostra “vicina di casa”!”

Com’era la Maria Moretti?

M: Era una signora che sapeva quello che voleva, quello che faceva e quello che diceva. Era molto forte, le decisioni le ha sempre prese da sola.. non aveva nessuno.

P: Avendo vissuto lì dal 1970, la conoscevamo bene!
Quando ci siamo trasferiti vicino al Bersagliere, lavoravano con lei l’Anna e la Pina, dopo sono subentrate anche mia mamma Ida e mia sorella Maria Rosa.
Mia mamma era addetta alle camere e faceva assistenza (ovvero compagnia alla Maria) e alla sera, verso le 8, lei suonava e mia mamma scendeva a farle compagnia fino a quando chiudeva.
Essendoci trasferiti da Guastalla, non avevamo amicizie in paese, e quindi la prima con cui legammo di più fu ovviamente la nostra “vicina di casa”!

Ma quindi dove abitavate?

P: In stazione, sopra a dove si trovano ora i vigili.

M: Lui era il capostazione, ha lavorato lì dal 1970 al 2001.
Anche suo papà andava ad aiutare la Maria Moretti, faceva il vino insieme a Luigi Becchi.

P: Il sottoscritto era addetto al lavaggio delle botti, ne lavavamo circa 6 mila all’anno e facevamo tutto a mano.

Abbiamo visto le etichette! Bellissime!

P: Di etichette non ne stampavamo molte. A volte si attaccavano, a volte no… ma se si poteva, preferivamo riciclare perchè non c’erano tanti soldi. Non era come adesso che se ti manca l’etichetta non puoi vendere.
Il vino che facevamo era del semplice lambrusco. La Maria Moretti comprava l’uva dai contadini del paese, fra cui anche i Soliani, e poi veniva preparato da noi: ci si chiudeva in cantina per 15-20 giorni e si faceva il vino.

Quale cantina?

P: Dietro al Bersagliere c’era un magazzino, lì si faceva il vino! Era bello, perchè spesso la Maria ci offriva delle fette di prosciutto che le arrivavano dai suoi parenti di Lagrimone.
Tante volte andavamo su a Lagrimone, con la mia macchina, e caricavamo i prodotti che poi lei avrebbe servito a tavola. I suoi parenti avevano un prosciuttificio, qualcosa del genere… si andava là in macchina, si caricavano salami, prosciutti, coppe e poi si tornava.
Il Bersagliere era anche un luogo in cui si andava per telefonare… sai, tanto tempo fa non tutti avevano il telefono in casa ed era consuetudine telefonare dai bar e dai locali che te lo permettevano…

Al Bersagliere, sulla sinistra del bar, c’era una parete in legno con dei vetri ed una porticina: quello era l’accesso alle camere, con cui potevi raggiungere la scala e salire al piano superiore. Dietro a quella porticina, c’era il telefono.

Fortunato chi andava al primo piano, un po’ meno chi andava all’ultimo perchè non c’era l’ascensore…c’erano solo la scala e la carrucola.

M: all’ultimo piano c’era il solaio in cui si andava a stendere d’inverno
Lei in quale camera abitava?
M: Lei abitava al primo piano, nella prima camera dopo quelle anni ’70.

Il bersagliere Era un posto bellissimo, con il pergolato e l’uva che scendeva.”

Aveva qualche parente?

P: I parenti arrivavano saltuariamente… diciamo che i “parenti stretti stretti” eravamo noi. Anche con i nostri figli ha sempre dei riguardi particolari!
Mi ricordo i viaggi che facevo con lei: se c’era bisogno di andare a San Martino di Castrozza, pronti! Se c’era da andare a portarla in Val D’Aosta, pronti! Se c’era da andare a Lagrimone, pronti!

M: Anche io andavo in giro con lei a volte… A Novembre, per esempio, facevamo i giri dei cimiteri: la Maria voleva salutare tutti quelli che aveva conosciuto in vita. Era una persona molto attaccata alle amicizie e ci teneva a curarle anche dopo la morte. Andavamo a Parma alla Villetta, a Montecchio, a San Giovanni in Croce…

Una volta ci avevano persino bucato la gomma, durante uno di questi viaggi.
La Maria aveva lasciato la borsa in auto, perchè non aveva niente di prezioso con sè, e qualcuno ci ha rotto i finestrini e la gomma.

Eravate una famiglia molto unita a lei, insomma.

M: Assolutamente sì. Quando è stata male, mia suocera era sempre con lei: al Santa Maria a Reggio Emilia, si faceva lavare e cambiare solo da lei.. è stata come una sorella, anzi di più!
Si capisce molto anche da questa lettera che aveva scritto per il suo compleanno, mentre era in ospedale… l’aveva dettata e poi firmata.
Si può dire quasi che è morta nelle braccia di mia suocera.. lei la curava sempre, sia all’ospedale, sia quando è andata a vivere nel condominio sopra la Credem, sia quando è andata alla casa di riposo.

E del Bersagliere, cosa vi ricordate?

P: Era un posto bellissimo, con il pergolato e l’uva che scendeva.
Io e mia moglie eravamo sposi novelli quando abitavamo davanti al Bersagliere, e se ci andava di cenare fuori, il 90% delle volte andavamo lì. Ma non perchè era vicino, perchè sapevi cosa mangiavi, sapevi quanto era buono il cibo. Era una certezza!

Infatti mia mamma ha imparato molte ricette da lei, tipo il brasato. Il brasato della Moretti “Er la fen dal mond”!

M: Guarda, questa è la ricetta che ci è rimasta della Maria. Io lo faccio ancora così.

P: E’ veramente un peccato che lo abbiamo lasciato andare… io ci ho fatto 32 anni in quella zona di Boretto ed era bruttissimo vederlo chiuso, quando sapevo che posto era stato.

“La Maria moretti apparecchiava nel piazzale di fronte al Bersagliere e venivano giù persino da Parma per mangiare da lei!”

Funzionava più il bar o il ristorante?


P: Sicuramente il ristorante, ma anche il bar era parecchio frequentato, ci andavano: i ferrovieri, i camionisti che si fermavano, la gente che veniva dal sud tra il ’70 e l’85 e che abitava le stanze ai piani superiori, gli anziani che giocavano a carte e spesso anche dei gruppi di ragazzi che provenivano dalla città… avevano “il mito della bassa” dicevano.
Piuttosto del bar, comunque, funzionavano di più le camere ed il ristorante. Era sempre piena, insomma.

Personaggi famosi che sono passati dal Bersagliere, ve ne ricordate qualcuno?

P: Guarda, sinceramente no. Mi ricordo chi erano le “colonne”, se possiamo chiamarle così, del Bersagliere:
– il signor Becchi era un’istituzione. Lui era là già alle 8.30 del mattino, a mettere in ordine le bottiglie e a controllare che fosse tutto a posto. Rimaneva al Bersagliere fino alla sera;
– la signora Pina che faceva le tagliatelle (non quella delle televisione eh!);
– mia mamma che sistemava le camere e mia sorella che andava ad aiutarla.
Certo, vedevi dei personaggi un po’ pittoreschi, ma venivano poche volte l’anno. Loro invece erano sempre lì e sono loro di cui tutti si ricordano.

Per quanto riguarda feste e ricorrenze?

M: Bè le gare di motonautica sicuramente ce le ricordiamo! Capeletti, prosciutto, capeletti, prosciutto, capeletti, prosciutto! Tu eri sempre attaccato all’affettatrice e lavoravamo per dei giorni ininterrottamente. La gente prenotava 6 mesi prima, per poter dormire e mangiare lì…. era pieno pieno pieno pieno!
E poi la “Tortellata di San Giovanni”! La Maria apparecchiava nel piazzale di fronte al Bersagliere e venivano giù persino da Parma per mangiare da lei!
Cresime, battesimi, comunioni… tutte lì! Solo il matrimonio non siamo riusciti a farlo perchè la gente era troppa e non ci sarebbe stato lo spazio… ma quando siamo tornati a casa, la sera stessa, ci aveva preparato un rinfresco perchè non era riuscita a venire! Siamo rimasti da lei, con tutti i parenti stretti, fino alle 4 di notte! Per farti capire che persona era!

Il vostro piatto preferito qual era?

P/M: il brasato, senza ombra di dubbio.

E la Sala Bacchi?

P: Era dei Ponchia, quindi non la utilizzavamo, ma mi ricordo della sala sotto che era un parcheggio!

Un parcheggio? Ma è pieno di colonne!

P: Eh ma dovevi vedere che manovre facevano! E poi una volta, mica c’erano i suv che ci sono oggi! Erano tutte utilitarie, quindi ci si riusciva a parcheggiare!
La parte più bella comunque era la cantina, veramente! Era grande e ci si riuniva tutti lì per fare il vino, c’era uno spazio verde davanti, con il pollaio e qualche pianta. Si stava da Dio!
Anche il bar era stupendo, un bancone bellissimo e dei tavoli ovali in marmo con tre piedi! Mai visti dei tavoli così… chissà chi li ha adesso!

Se vi è piaciuta questa intervista, non perdetevi “Una Cucina di Ricordi al Bersagliere di Boretto”.

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