al bersagliere distrutto durante la seconda guerra mondiale

testimonianze

L’ex Sindaco Saccani racconta la storica locanda – Al Bersagliere di Boretto

Luigi Saccani, sindaco di Boretto dal 1970 al 1986, nonchè partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale con il nome di battaglia “Aiace”, ci ha raccontato i suoi ricordi, in particolare quelli riguardanti la storica locandaAl Bersagliere” durante il conflitto armato.

Chi meglio di un sindaco può raccontare la storia del suo paese e degli edifici che ne sono stati il simbolo?

“Il Bersagliere è sempre stato un punto nevralgico per il paese, molto movimentato.”

Cosa può raccontarci del Bersagliere?
L: L’ho frequentato spesso quando ero alla ProLoco e quando lavoravo in comune come Sindaco: se veniva qualche amico o qualche persona dalla città e c’era bisogno di portarli a pranzo, li portavo al Bersagliere. Era veramente una trattoria apprezzata.
Molta gente arrivava da Reggio, specialmente quelli dell’Ente Turismo che venivano quando organizzavo le feste con la ProLoco, proprio per mangiare dalla Maria Moretti.
Aveva una cucina casalinga, legata alla tradizione locale: quando si andava a mangiare da lei era come mangiare in casa… c’erano i cappelletti con il brodo di lesso, il bollito, i contorni con le verdure.
Accompagnava sempre i piatti con del vino molto buono che faceva con l’aiuto di Becchi ed era molto orgogliosa di presentarlo agli ospiti insieme ai piatti fatti da lei.

Ricordo che c’era un piatto molto richiesto e apprezzato: era il famoso stracotto; quelli che venivano a trovarmi da Reggio, venivano appositamente per mangiare i tortelli (di erbette o di zucca) e lo stracotto!!

C’era tanta gente che frequentava il Bersagliere?
L: Sì, c’erano i clienti abituali che spesso giocavano a carte… i ferrovieri, che durante la guerra facevano parte di un gruppo partigiano ed operavano di notte con azioni di sabotaggio: rubavano il carbone, deviavano qualche carro…

Poi aveva anche delle stanze, occupate sempre o da operai che venivano da La Spezia a lavorare nel cantiere navale, o da medici che venivano a sostituire quelli che andavano in ferie, oppure da semplici turisti…

Inoltre, al mattino, i giovani che venivano dalle frazioni e andavano a scuola a Parma, portavano lì le biciclette… c’era un traffico di ragazzi che andavano e venivano!!
Il Bersagliere di Boretto è sempre stato un punto nevralgico per il paese, molto movimentato. R
iusciva a soddisfare quelle che erano le esigenze di accoglienza del paese ed ha funzionato veramente bene per diverso tempo! 

Sa qualcosa della Sala Bacchi?
L: La Sala Bacchi faceva parte della struttura del Bersagliere ed era di proprietà dei Ponchia, parenti della Maria. Questa famosa sala, veniva usata per piccole feste da ballo o come teatro, perchè sul fondo c’era un piccolo palcoscenico; ci abbiamo fatto tante commedie dopo la fine della guerra…

“Il nucleo principale del Bersagliere di boretto non venne colpito, ma l’ultima parte…”

Ecco appunto, e in tempo di guerra? Successe qualcosa al Bersagliere?
L: I genitori di mia moglie erano di Parma (suo padre gestiva un magazzino in Piazza Ghiaia) e vennero ad abitare qui nel ’43, trasferendosi proprio in un’ala del Bersagliere.

In quel periodo a Boretto c’era il famoso Orefici, un ebreo proprietario dell’attuale podere Azzi, che coltivava frutta e verdura di qualità.
Era molto bravo, sicuramente un esperto di agricoltura… ed aveva infatti iniziato un commercio con i mercati di Milano e Verona, a cui mandava i suoi prodotti. La sua azienda si chiamava “Agreste”.
Siccome la quantità era notevole, bisognava conservarla; per questo motivo, Orefici aveva fatto costruire dei magazzini con delle grande celle frigorifere dietro al Bersagliere.
In quelle celle, la frutta e la verdura veniva sistemata in cassette e poi spedita a Milano o a Verona grazie ai treni della linea ferroviaria che passava lì accanto.
La famiglia di mia moglie, che abitava lì accanto, era stata incaricata da Orefici di sorvegliare e gestire tutta la merce che arrivava ai magazzini.

Nel ’44 però, questa azienda venne distrutta: Orefici dovette scappare in Svizzera, i magazzini furono presi dai tedeschi che iniziarono ad usarli per conservare le loro merci deteriorabili e gli inglesi, insospettiti dai continui movimenti e traffici notturni, decisero di bombardare l’area.
Il nucleo principale del Bersagliere non venne colpito, ma l’ultima parte dell’edificio dove abitava mia moglie e i magazzini di Orefici vennero completamente disintegrati.

Ringraziamo l’ex sindaco Luigi Saccani per questa importante testimonianza sul bersagliere di boretto. Ci vediamo al prossimo articolo!

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